Autore: Enio Bruschi
Categorie: Cucina, Ricette, Ricette letterarie

Qualche settimana fa la geometrica potenza di fuoco del Partito Democratico era squadernata ovunque, forse con ingannevole arte massmediatica, e la si narrava ai picchi del 35-38%. Qualche settimana fa, a cuor leggero amici!, non me ne vogliate, me ne partii per le isole Mauritius con la consorte, certo di ritornare, quindici giorni più tardi, in un paese che non avrebbe tardato a ritrovarsi unito e festante sotto le gioiose insegne del Bene Comune.

Appena giunto in quell’isola remota e battuta dal sole, «quel Tropico rammenti, di maniera, un poco falso, come piace a me?» – scriveva Gozzano in Paolo e Virginia – lo ammetto, fui inebetito dai piaceri dell’oblio. L’isola mantenne più di quel che prometteva quando era semplice cartolina o quadretto per turisti. Ve la presento nei versi morbidi dell’avvocato: «O palme somme erette verso il cielo come dardi, flabelli verdi sibilanti ai venti! Alberi delle manne e delle gomme, ebani cupi, sandali gagliardi, liane contorte, felci arborescenti».

Tutto vero, a parte gli «ebani», in men che non si dica depredati dai coloni olandesi in cambio di ben più terragni abeti. Tutto avvolto poi dal sapore d’India che si respira nei piatti creoli di quel remoto angolo di Eden la cui mesaillance etnica decisero a tavolino i colonizzatori si alternarono sui lidi mauriziani, dai carnivori olandesi che ridussero a sottili fettine gli ultimi dodo fino agli inglesi, ultimi ad arrivare (e ad andarsene, senza lasciare un bel ricordo).

Ebbene, trascinato dalla forza ammaliante delle spezie, che odorai ed acquistai nel mercato centrale di Port Luis, non mi sottrassi al rapidissimo corso di cucina creola che mi attendeva, assillante imperativo kantiano.

Fu breve. Brevissimo. Una rapida eiaculazione culinaria che però mi regalò una intensa e schietta ricetta per il curry di pollo, una volta tanto non infarcita di latte, panne e yoghurt come troppo spesso accade sulle italiche sponde che mai, come allora – forse anch’io annebbiato dalla polvere di zafferano – mi parvero sì remote.

Il mio pensiero, però, incappava spesso in una risonanza oscura, nella triste storia di Paul e Virginie, sfortunati rousseauiani amanti nel romanzo di Bernardine de Saint Pierre, destinati a vedere inghiottiti dai flutti mauriziani, ed ad unire in un comune canto di amore e morte, l’incanto paradisiaco delle loro vite ed il loro viatico al mondo dei più nell’«ora che non ha conforto».

Quella risonanza funerea, che clandestinamente e imperscrutabilmente mi riconduceva a casa, e che affiorava alla memoria nei frammenti del pastiche di Guido Gozzano, mi parve di pessimo auspicio, come l’eco di un tuono che proveniva da qualche parte dell’Europa, forse dall’Italia, ahimé!.

Dall’Europa anche la pudica Virginie torna, alla fine, per abbracciare il suo Paul. Ma il San Germano affonda ed ella non vuole saperne di togliersi i vestiti. Ancora Gozzano: «Un marinaio nudo tenta svestirla e seco darsi all’onda; si rifiuta Virginia pudibonda (retorica del tempo!) e si fa scudo delle due mani». Perché per buttarsi in mare durante un naufragio ci si debba prima spogliare resterà un mistero celato nella penna di Bernardine, ma io, lo ammetto amici!, sottovalutai questi boati lontani, li allontanai da me e trovai ristoro e sollazzo nella preparazione di un ottimo curry di pollo la cui ricetta trascrivo dal francese del ricettario del resort, umile omaggio a Gozzano che creava la sua splendida Paolo e Virginia traducendo e riassumendo dal francese settecentesco di Bernardine.

Curry di pollo

Ingredienti
150 gr di petto e cosce di pollo
½ cucchiaio di polvere di curry
1 piccola cipolla
1 pomodoro (fatto a fette sottili e privato dei semi)
5 foglie di karipoulay (spezia autoctona di Mauritius, che consiglio, per assonanza di sapore di sostituire con 2 foglie di alloro)
15 gr di coriandolo fresco
1 cucchiaino da caffè di aglio e di zenzero tritato
1 cucchiaino di semi di cumino schiacciati
½ cucchiaino di zafferano
1 cucchiaio d’olio
60 ml di acqua
Sale e pepe

Tagliare a pezzi non troppo grandi petto e cosce di pollo. Soffriggere il pollo nell’olio. Aggiungere, dopo breve rosolatura, la cipolla a julienne, la pasta d’aglio e di zenzero. Aggiungere, dopo qualche attimo, il curry in polvere, il pomodoro a julienne, lo zafferano, il cumino tritato e le 2 foglie di alloro. Aggiungere l’acqua, lasciar cuocere 10 minuti, salare e pepare. Togliere dal fuoco e aggiungere le foglie di coriandolo fresco, tritate a mano e non al coltello, per evitarne l’ossidazione. Servire caldo e accompagnare con riso bianco bollito e scolato leggermente salato.

Terminarono con rapidità di fulmine quei giorni e tornammo a casa. Non naufragammo nel mare mauriziano, come gli sfortunati e un po’ melensi eroi di de Saint Pierre, ma nel caos assordante italiano, finché non giunse anche per noi «l’ora che non ha conforto » e tutto mutò. Quel che era stimato molto, troppo, si rivelò meno, non dirò poco o niente, e la delusione fu grande e troppi grilli cantarono nei prati.

Allora, mi incazzai parecchio. Per cui, il curry di pollo, amici, cucinatelo voi, ve lo raccomando, è buono. Non faccio complimenti, davvero, faccio a meno, a me, mi spiace, ma quel pollo restò parecchio indigesto.

Mangiatelo e gustatelo. Io vi saluto con i versi velati di nostalgia e distacco di Gozzano: “Era il tempo dei Nestori morali, dei saggi ammonimenti, era il tempo dei buoni sentimenti, delle virtù, dei semplici ideali”.

Ecco, quel tempo è passato. Diamoci da fare, amici.

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