Autore: Gianluca Volpi
Categorie: Cucina, Ricette

Nel 1439 si tenne a Firenze il concilio, con l’ambizioso obiettivo di ratificare la riunificazione della cristianità. L’evento suscitò un grande clamore in città, anche perché durò quasi sei mesi, da febbraio a luglio.

Per Firenze fu un evento di straordinaria importanza, voluto con tenacia ed abilità da Cosimo il Vecchio de’ Medici, per rafforzare il ruolo di potenza economica della città e per creare le condizioni per la penetrazione commerciale di Firenze nei mercati orientali.

Se oggi Firenze è una città internazionale (sebbene tascabile), lo dobbiamo in gran parte ad uomini come Cosimo, che seppero renderla protagonista del mondo del tempo.

Firenze preparò l’evento in grande stile, con ricevimenti, feste e accoglienze trionfali delle delegazioni internazionali, che rimasero fortemente colpite dalla magnificenza della città del giglio. Le immagini idealizzate delle fastose delegazioni straniere si trovano raffigurate all’interno di palazzo Medici Riccardi, nella Cappella dei Magi di Benozzo Gozzoli.

Si stabilirono a Firenze per l’occasione il Papa, il Patriarca e l’Imperatore Giovanni VIII Paleologo, al seguito dei quali giunsero intellettuali e uomini di cultura provenienti da tutto il mondo cristiano.

Fu anche una grande occasione di crescita culturale per la città, infatti arrivarono ad arricchire le biblioteche cittadine un gran numero codici greci e testi di scienza e filosofia orientale, che influenzarono lo sviluppo dell’umanesimo.

Fra le testimonianze dell’epoca alcune appaiono, oggi, curiose; ad esempio quella di un prelato al seguito della delegazione della chiesa ortodossa russa, che racconta stupefatto della grandezza della città, in particolare rimase colpito dall’altezza dei palazzi, che sfidavano le leggi dell’architettura.

In questo contesto di banchetti e festeggiamenti, la leggenda racconta che fu servito, nell’ambito di un pranzo ufficiale, un arrosto di maiale; il prelato bizantino Giovanni Bessarione, colpito dalla succulenza del piatto esclamò “aristòs”, i commensali fiorentini credettero che quello fosse il nome di quella pietanza in greco, lo trovarono appropriato e, da allora, quel piatto fu chiamato arista.

In realtà sembra che, in documenti antecedenti al Concilio, fosse già presente il nome arista, ma non importa a me piace raccontarla così e, soprattutto, ci fa ricordare una città che era al centro del mondo. Oggi non siamo in grado di costruire una tramvia e, a quel tempo, stupivamo il mondo!

Ma veniamo alla ricetta dell’arista.

Ingredienti (per 4 persone):
1 lombata di maiale di 1 kg abbondante, completa di lardo e controfiletto
5 rametti di ramerino
4 spicchi di aglio
1 un cucchiaio di pepe nero
10 foglie di salvia
Sale grosso
Olio di oliva

Preparazione:
Con un coltello appuntito bucate la lombata e inseritivi, alternativamente, un rametto di ramerino ed uno spicchio di aglio. Mescolate il pepe (meglio se appena macinato ), il sale grosso e le foglie di salvia tritata grossolanamente. Cospargete e strofinate la lombata col trito di spezie. Preriscaldate il forno a 160 gradi. Mettete la lombata in una teglia, cospargetela di olio e cuocetela per circa 60 minuti. Completata la cottura staccate la carne dall’osso e tagliatele in fette di un paio di cm. Assaporate la succulenza di questo piatto e provate ad immaginare il Concilio di Firenze, hai visto mai che almeno la tramvia si riesca a fare!

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