Autore: Lavinia Strati
Categorie: Cucina, In evidenza, Ricette, Ricette letterarie

Chiunque abbia letto almeno una volta un racconto di Katherine Mansfield non può più dimenticare la maestria della sua penna, che come una mano invisibile e delicata passa sulle cose, sui volti, sulle stanze di una casa e le illumina di vibrazioni, colori, dettagli inconfondibili.

Delicata e ardente, la sua scrittura, così come lei stessa nell’arco della sua breve vita. E questo complesso intreccio di fragilità e tenacia, di smarrimento e forza d’animo, che dovevano caratterizzarla come donna, sono perfettamente incarnati dai suoi personaggi femminili, eternamente in bilico tra l’abbandonarsi ai sentimenti o dominarli. Quando a uno di loro viene chiesto perché non mostri volentieri le proprie emozioni, risponde: “Le tengo in un cassetto e le tiro fuori solo ogni tanto, come dei vasetti di marmellata molto speciale, quando la gente a cui voglio bene viene a prendere il tè.”

Il è qualcosa di prezioso e intimo, per la Mansfield come per me. Non c’è un racconto della Mansfield che non sia scandito da qualcuno che prepara, offre o beve un tè. Il tè è l’occasione sociale per eccellenza, si offre per invitare qualcuno, per parlarci ma anche per poter stare in silenzio.
Il ruolo che il rito del tè riveste nelle storie è tale che non si tratta semplicemente di fare da cornice ad un momento, non serve solo come pretesto letterario per descrivere una scena, ma può persino determinare una scelta, impedire o favorire una conversazione scomoda, rivelare o nascondere i sentimenti di un personaggio, come in questo caso: “Dick invece era di nuovo lontano. Fissò cupamente la tazza di tè per un attimo, si guardò intorno, la depose sul tavolino da notte, raccolse il cappello […]”. Lo stato d’animo di Dick viene descritto attraverso il modo in cui guarda nella tazza che tiene tra le mani, tanto che anche a noi sembra per un attimo di vedere riflesso nel tè il suo sguardo cupo, assente. Poco più avanti, appena Dick esce dalla stanza, un altro personaggio si svela durante la cerimonia, in questo caso ben poco cerimoniosa, del tè: “Mi scottai bevendo il tè nella fretta di riportare la tazza sul tavolino e di dire a Mouse: ‘Mi deve scusare se sono indiscreto… se son troppo franco. Ma Dick non ha cercato di dissimulare, non le sembra? C’è qualcosa che non va: posso essere d’aiuto?’ “ Chi parla ha fretta, fretta di fare domande indiscrete, e per questo si brucia col tè bollente. Non abbiamo forse già capito tutto, prima ancora che parli?

Il tè dei racconti della Mansfield, neozelandese e nata in una ricca famiglia della borghesia coloniale, è il classico five-o’ clock tea inglese, e quindi è accompagnato da una serie di prelibatezze che non lasciano mai nessuno affamato: tramezzini, panini, scones, dolci di tutte le forme e di tutti i colori. Io dico sempre che devo avere qualche origine inglese, e lo capisco vedendo le facce deluse dei miei studenti che, aspettandosi una “tipica” italiana, si sentono dire invece che non prendo mai il caffè a colazione, ma un bel tè caldo al limone (anche d’agosto): ho sempre amato il tè e tutto ciò che fa parte di questo mondo, dalle teiere, alle sale da tè, agli aromi provenienti da ogni angolo del pianeta. E ho sempre accompagnato con un buon tè gli incontri, i discorsi, gli abbracci che ancora ricordo. E’ come se con una tazza di tè fumante in mano, il tempo si dilatasse e le parole uscissero più facilmente. In caso di improvvisa tristezza o imbarazzo, poi, si può sempre abbassare lo sguardo come se si controllassero la temperatura e il colore del tè, o si può fingere di soffiarlo, mescolarlo, sorseggiarlo… mentre avete mai provato a fissare la tazzina del caffè più a lungo di due secondi senza sentirvi ridicoli? Per dirla con le parole della Mansfield, “Io vado matta per il tè come gli uomini forti vanno matti per il vino.”

C’è un racconto in cui il tè appare centrale più che in altri; si intitola “Psicologia”. Ruota attorno all’incontro tra un uomo e una donna sui trent’anni, che, legati da una sincera e profonda amicizia, si incontrano spesso per lunghe chiacchierate nello studio di lei. La storia si apre proprio con l’arrivo di lui, che le domanda:
“ ‘Non hai da fare?’
‘No. Stavo per prendere il tè.’
‘E non aspetti nessuno?’
‘Assolutamente nessuno.’
‘Oh!Bene.’ ”
E’ l’ora del tè, il momento giusto per tutto. Iniziano così i preparativi per il tè, mentre i loro pensieri si accavallano, e i loro sguardi si intrecciano: tutto sembra far parte di un rito consueto.
“Era una delizia, questa cerimonia del tè; e da lei c’erano sempre delle leccornie speciali da mangiare: tartine piccanti, biscottini sottili di pasta di mandorle e un gran dolce scuro, ricco di ingredienti, che sapeva di rum
Il tè nel frattempo viene servito, ma la conversazione zoppica, e i silenzi si fanno sempre più lunghi; è il segno che qualcosa sta cambiando tra i due, i sentimenti stanno venendo allo scoperto. Ma per fortuna ci sono i dolci da assaggiare, così si può ingannare, ancora per un po’, il tempo: “Lei tagliò con cura il dolce in tanti cubetti massicci e lui si sporse per prenderne uno. ‘Renditi conto, ti prego, di come è buono’ lo supplicò lei. ‘Mangialo con un po’ di fantasia. Fa’ roteare gli occhi se ci riesci e assaporane il gusto prelibato. Non è un panino imbottito della bisaccia del cappellaio*: è il tipo di dolce di cui si sarebbe potuto parlare nella Genesi… E Dio disse: ‘ Sia fatto il dolce’. E il dolce fu. E Dio vide che era buono.’”
[*allusione ad Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carrol]

Ecco a voi dunque la ricetta del plum-cake al rum della Mansfield, da servire rigorosamente alle cinque con una tazza di tè:

Ingredienti:
125 gr burro
100 gr di zucchero
2 uova intere e 1 tuorlo
125 gr di farina
100 gr di uva passa
80 gr di canditi
un bicchierino di rum
½ bustina di lievito in polvere per dolci
la scorza grattugiata di un limone
un pizzico di sale

Procedimento:
Ammollare l’uva passa e i canditi in mezzo bicchierino di rum. Lavorare a lungo con la frusta il burro ammorbidito con lo zucchero, fino a che non otterrete una crema. Aggiungere la scorza di limone grattugiata e mescolare. Unire le uova, mezzo bicchierino di rum, un pizzico di sale, la farina e, alla fine, il lievito. Amalgamare delicatamente l’uva passa e i canditi asciugati e infarinati perché non scivolino sul fondo.
Versare l’impasto in uno stampo a cassetta, dopo averlo unto e infarinato. Cuocere in forno preriscaldato a 180° per circa un’ora.

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