Autore: Gianluca Volpi
Categorie: Cucina, Ricette

L’identità culinaria europea affonda le proprie radici nel Medioevo, ovvero quando si è formata la nostra identità, fondendo, in autentico crogiuolo, la cultura latina, quella araba e quella dell’Europa del Nord.

Spesso si pensa al Medioevo come ad una civiltà chiusa e buia, invece in questo periodo si fondono e si intrecciano culture diverse, che hanno dato vita ad una parte importante della nostra cultura.

Del resto nel Medioevo era diffusa una grande curiosità intellettuale, che portava i “signori” a ricercare piatti e materie prime esotiche, considerando le pietanze della tradizione come cibo della povera gente.

La civiltà contemporanea consente, a molti, di potersi permettere a buon mercato l’esotismo culinario, approfittiamone e scopriremo le tante cose che ci legano con altri popoli, sapendo che un’identità statica è un’identità senza futuro.

L’alimentazione latina si fondava su pane, olio, vino e verdure, quella germanica sulla carne, il burro ed il lardo, quella araba sugli agrumi, l’abbinamento dolce salato, lo zucchero e molti nuovi prodotti sconosciuti ai latini: melanzane, spinaci, gran parte delle spezie, il riso, ecc.

Del resto l’identità non è un dato statico, ma un divenire dinamico, che si nutre delle suggestioni e degli stimoli provenienti dall’esterno; i nostri antenati, di cultura latina, hanno imparato l’uso della carne e dei grassi animali in seguito alle invasioni barbariche, così come hanno imparato l’uso delle spezie, la combinazione alchemica dolce-salato, ha conosciuto nuove verdure, il riso e, forse, la diffusione della pasta, grazie alla presenza araba in Sicilia e, soprattutto, agli scambi con l’Andalusia, con Al – Andalus, come la chiamavano gli arabi.

L’Italia ebbe la fortuna di trovarsi in mezzo a questo crogiuolo di cultura e divenne il maggiore attore del sincretismo fra queste identità alimentari.

Ma veniamo alla nostra ricetta, le seppie in Zimino, si tratta di un piatto antichissimo, tipico di Firenze, dato che non se ne riscontra la diffusione al di fuori della città del giglio.

L’etimologia ci parla di un nome di chiara origine araba, così come uno degli ingredienti fondamentali di questo piatto, gli spinaci, verdura di origine persiana e diffusi dagli arabi in Toscana attraverso l’Andalusia.

Questa ricetta era cucinata spesso da mia nonna, la quale ci aggiungeva anche un mezzo cucchiaino di zucchero, in perfetto stile Medioevale. Era un piatto che apprezzavo molto, anche se mi sembrava così diverso dalla tipica cucina familiare, mi sapeva di cosa esotica e, in effetti, lo era.

Ingredienti (per 4 persone):
800 gr di seppie
800 gr di spinaci lessi
200 gr  di pomodori pelati
Una cipolla
Una carota
Un gambo di sedano
2 spicchi di aglio
Prezzemolo
Olio di oliva, sale e pepe

Procedimento:
Preparate un battuto fine con tutti gli odori e mettetelo a rosolare con l’olio di oliva. Appena appassisce unite le seppie ben pulite e tagliate a striscioline. Fate insaporire per 10 minuti, poi bagnate con un bicchiere di vino bianco secco, fatelo evaporare e unite prima i pelati e, poi, gli spinaci tagliati grossolanamente. Salate, pepate e cuocete per venti minuti, bagnando con acqua calda, se necessario.
Il pomodoro è facoltativo, potete anche ometterlo!
Appena il piatto è pronto, cospargetelo generosamente di pepe appena macinato!

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