Autore: Irene Ligori
Categorie: Cucina, In evidenza, Ricette

Chi di noi non ha mai, almeno una volta nella vita, sognato di venire illuminato dalla famosa lampadina di Archimede Pitagorico, fulminato da quell’idea geniale, che ne avrebbe fatto un grandissimo imprenditore?
Ecco, il mio sogno effettivamente è stato fulmineo più che fulminante, giusto il tempo di digitare la parola in Google e scaricare una valanga di risultati demolitori. Circa dieci anni fa, durante il mio anno di Erasmus in Inghilterra, mi venne assegnato dal professore di Marketing internazionale il compito di pensare e pianificare l’esportazione di un prodotto a scelta in un paese diverso da quello di origine.
Benissimo: la frisella!

Sono leccese di origine, trapiantata a Firenze all’età di 18 anni per proseguire gli studi universitari, e in terra anglosassone per un anno… saudade (non ne soffrono solo i brasiliani)!
E allora la frisella! Su Wikipedia, la definizione parla di un tarallo di grano duro (ma anche orzo o un mix di entrambi) cotto al forno, tagliato a metà in senso orizzontale e fatto biscottare nuovamente in forno.
Da salentina dico che la frisella è il mio sogno di mezza estate: sole mare e… frisella.

L’estate richiama il sole caldo, il colore rosso acceso dei pomodori appesi al muro in meravigliose collane, il rumore delle tavolate improvvisate in campagna circondate da frastornanti cicale, il profumo di iodio di un aperitivo in riva al mare, e la frisella ne è la regina.
La esporterò in Grecia: una faccia, una razza (sarà vero poi?). Anche lì il mare, i pomodori, olio d’oliva e vino e… accidenti, i dakos!
Ecco, il mio sogno imprenditoriale si è infranto sul dakos, un pane biscottato da condire a piacere con pomodori freschi o secchi, peperoni, melanzane, feta, olive e ovviamente abbondante olio d’oliva. E anzi, scopro anche che tra greci e salentini (ex Grecìa) è in corso da millenni una sorta di diatriba sulla paternità dell’invenzione della frisella o dakos che dir si voglia.

Messa da parte la vena imprenditoriale, mi consolo presentando la mia frisella agli “amici”, raccontando di crociati e viaggiatori erranti che ne infilavano un bel po’ su una corda o le stipavano in grandi orci (capase) da trasportare sulle navi e gustare all’occorrenza dopo averle bagnate in un po’ d’acqua di mare, condite con i pomodori “di penda”, appesi ad uno spago fatto passare con un ago per il peduncolo, e olio d’oliva.
E mi abbandono a ricordare le serate in campagna, quando all’improvviso la casa si riempiva di ospiti inattesi e in un batter d’occhio mia madre presentava in tavola “due friseddhre e quel che c’è”. Non ho mai saputo quale proprietà avesse la nostra dispensa per generare dal nulla scorte pari alla fornitura annuale di sottoli e sottaceti d’ogni sorta, tonno, peperoni arrostiti, melanzane sfilettate, caroselle (fiori di piante di finocchio), pupunedde (una specie di cetrioli locali) e, persi nell’abbondanza, pomodori appena colti e olio d’oliva.

Ormai le friselle si trovano dappertutto in Italia (e non solo), ma il gusto di quei pacchetti avvolti nei vestiti e adagiati con cura nel bagaglio a mano dell’aereo o le scorte piazzate in auto come mattoncini del Tetris direttamente dalla mia terra hanno sempre un altro sapore.
E poi, vuoi mettere la soddisfazione di tirarle fuori con gli amici, stile reliquia del ‘600, e dir loro che sono state acquistate direttamente in terra d’Otranto?
Il mio formato preferito è quello “da aperitivo”, possibilmente piccantine (anche se ammetto che il sapore non è lo stesso della frisa leggermente bagnata e poi condita): vanno a ruba appena a tavola.

Ed ecco la mia ricetta (anche se no vergogno un po’ a chiamarla così data la semplicità).

Ingredienti:
Friselline – io ho usato quelle al pomodoro e peperoncino
Pomodori datterini
Tonno al naturale
Cipolla fresca di Tropea
Capperi
Sale
Pepe
Origano
Olio extravergine di oliva

Procedimento:
Tagliuzzare e sminuzzare gli ingredienti, poi condire con sale, pepe, origano e olio in abbondanza! Servire e mangiare. Se si vogliono un po’più “morbide”, lasciare che l’acqua dei pomodorini penetri un po’ nelle frise.
Potete poi sbizzarrirvi con sottaceti, verdure grigliate e formaggi freschi.

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2 risposte.

  1. Federica scrive:

    Nonostante abbia già cenato mi è venuta l’acquolina in bocca!!!io non l’ho mai sentita. Ma adesso mi è venuta una voglia matta di provare la ricetta. Mi sa di estate e vacanze!

  2. serena scrive:

    Assaggiate per la prima volta grazie al coinquilino salentino che le tirava fuori in tempi di magra dal pacco sussistenza che arrivava a Pisa….da lì è stato amore, il mio abbinamento preferito: accompagnata ad una dregher ghiacciata…..
    mitica frisella “risparmia e cumparisci….”

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