Autore: Alfio Tondelli
Categorie: Cucina, Recensioni

Alcuni storici sostengono che la Rivoluzione francese abbia rappresentato anche uno spartiacque per la cucina d’Oltralpe, ben distinta fino ad allora tra cucina regionale radicata nel territorio e cucina di corte aperta all’innovazione e alle influenze provenienti dall’esterno del Paese.

Dall’Ottantanove del XVIII secolo, con l’avvento della borghesia, si rilanciano (a proprio favore) le prelibatezze culinarie fino ad allora relegate tra le mura di Versailles, che si fondono con la cucina tradizionale della provincia francese e a Parigi con il XIX secolo prende il via la grande tradizione della ristorazione e iniziano ad aprire le cucine che, dopo un secolo, porteranno la capitale a dominare nel campo del Gusto durante la “Belle Epoque”.

Una tradizione che non è mai finita e che ancora oggi primeggia nel panorama internazionale.

L’altra grande Rivoluzione, quella del 1917 in Russia, ha rappresentato un evento sociopolitico che ha influenzato la storia mondiale di tutto il XX secolo, ma a distanza di quasi cento anni poco è rimasto nel mondo delle tradizioni gastronomiche nate dall’avvento dei Soviet e con l’altro Ottantanove è calato il sipario anche su questa esperienza, spesso resa celebre (e valorizzata) dall’impegno delle migliaia di volontari degli stands gastronomici targati “Patto di Varsavia” alle nostrane “Feste de l’Unità” nazionali.

È vero che Sergei Roganov su Russia Oggi, in un articolo del novembre scorso, racconta come in patria “la nostalgia per il periodo sovietico è diventata molto popolare di recente. Anche tra chi non lo ha mai vissuto” e “in questo non fanno eccezione la cucina e il cibo sovietici. I passati entusiasmi per i prodotti alimentari degli anni Novanta importati in sfarzosi imballaggi hanno lasciato il posto ai sapori dell’infanzia e agli alimenti salutari”.

Alcune statistiche parlano di un fiume di marchi dell’epoca sovietica che stanno ottenendo buoni risultati sul mercato interno… tra questi le barrette di cioccolato al latte Alenka o le confezioni di gelato alla vaniglia da mezzo chilo 48-kopeks (oggi prodotto dalla Nestlè…), ma anche la vodka  fatta con frumento e segale o il burro di cascina Vologda. In alcuni casi sugli scaffali dei supermercati, accanto ai prodotti occidentali, continuano a troneggiare prodotti rivestiti ancora del vecchio packaging sovietico.

Probabilmente una nostalgia che nasce dall’orgoglio nazionale (o nazionalistico?) più che da un vero rimpianto delle giovani generazioni per il passato, ma pare che le “polpette sovietiche” compaiano spesso nei menu dei ristoranti. Simili alle nostrane polpette, ma tendenti nello stile agli hamburger americani. Si racconta come il commissario dell’epoca stalinista Anastas Mikoyan (padre e ideologo della ristorazione collettiva sovietica) sia rimasto così colpito dall’hamburger durante una sua visita negli Stati Uniti che al suo ritorno in URSS abbia voluto produrre una cosa simile (o forse questa è solo “una illazione diffusa dai servizi segreti americani…”).

Ma per chi vuole saperne di più della VERA cucina sovietica esiste una pubblicazione, recentemente tradotta e pubblicata in italia da Excelsior 1881 nel 2008 con il titolo “Rivoluzione in cucina. A tavola con Stalin”.

In realtà il “Libro del cibo sano e salutare” fu pubblicato la prima volta a Mosca nel 1939 e ristampato più volte negli anni a cura dell’Accademia delle scienze mediche dell’Unione Sovietica. La prima prefazione era (ovviamente) di Josif Stalin e nelle sue intenzioni doveva rappresentare “la massima affermazione del costante progresso delle necessità materiali e culturali della società” promosso dal Partito comunista, coronando “la felice realizzazione dei piani quinquennali” col “benessere, la felicità e la gioia di vivere procurati ai lavoratori e in particolare alle donne”…

Come ha scritto Claudio Magris sul Corriere della Sera nel 2009, si tratta di un “aureo libretto per noi, che potremmo permetterci di mettere nei nostri piatti il risultato di quelle succose ricette, e tragica beffa per milioni di affamati e denutriti cittadini sovietici di quegli anni”. Sicuramente interessante per la traduzione a cura di Ljiljana Avirovic (nota in Italia soprattutto per le traduzioni di Pasternak, Crnjanski o Bulgakov) o per la riproduzioni di alcune illustrazioni originali.

Tra le chicche: il “Libro del cibo gustoso e salutare” riporta il menu offerto da Stalin il 21 settembre 1944 a Tito a base di caviale rosso, storione e murena marinati, cetrioli leggermente sottaceto, gulasch alla georgiana nel vino con gnocchetti, pollo allo spiedo alla russa, funghi conservati, frittelle, mirtilli.

 

“Rivoluzione in cucina, a tavola con Stalin”
Prezzo: € 24,50
Editore: Excelsior 1881
Anno pubblicazione: 2008
ISBN 9788861580787

rivoluzione

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