Autore: Martin Rance
Categorie: Cucina, Ricette, Ricette letterarie

Sono due gli scrittori che più associo nei miei ricordi di lettore assiduo alla voglia di raccontare personaggi e territori attraverso la cucina. Il Mediterraneo di Jean-Claude Izzo e la Spagna intera di Manuel Vazquez Montalban sono magistralmente delineate anche attraverso gli odori e i sapori che vengono prepotentemente fuori dalle pagine dei due autori (non me ne vogliano gli appassionati lettori di Camilleri e del suo Montalbano che altrettanti omaggi dedica alla cucina siciliana).
Dedicherò a questi due percorsi gastronomico-letterari due articoli propri, ma non potevo che iniziare questo excursus nelle ricette letterarie dalla Soupe au pistou che Honorine fa trovare a Fabio Montale in Solea, di Jean-Claude Izzo, appunto.

Silenzio. Non avevo sonno. E avevo fame. In cucina Honorine mi aveva lasciato un biglietto. Appoggiato a un recipiente di terracotta dove faceva cuocere gli stufati e i ragù. “C’è la zuppa al pesto. È buona anche fredda. Mangiane un po’. Ti abbraccio forte. E anche Fonfon ti abbraccia”. In un piattino aveva lasciato il formaggio grattugiato.
Indubbiamente ci sono mille modi di preparare la zuppa al pesto. A Marsiglia tutti dicevano: “Mia madre la fa così”, e dunque la cucinavano in modi diversi. Ogni volta un sapore diverso. A seconda delle verdure che venivano usate. Ma soprattutto a seconda di come erano stati dosati basilico e aglio, e della quantità di questi ingredienti che veniva aggiunta alla polpa dei pomodori sbollentati nell’acqua dove erano state cotte le verdure.
Honorine riusciva a fare la migliore di tutte le zuppe al pesto. Fagioli bianchi e rossi, corallini, patate e maccheroni. Lasciava cuocere a fuoco lento per tutta la mattina. Dopo cominciava con il pesto. A pestare in un vecchio mortaio di legno l’aglio e le foglie di basilico. A quel punto non bisognava assolutamente disturbarla. “Ehi, se resti lì come una statua a guardarmi non riesco a fare niente”.
Misi la pentola sul fuoco. La zuppa al pesto era ancora più buona se veniva riscaldata una o due volte. Accesi una sigaretta e mi versai un fondo di vino rosso di Bandol. Un Tempier ’91. L’ultima bottiglia che avevo di quell’annata. La migliore, forse.

(Jean Claude Izzo, “Solea”,  Edizioni E/O)

Non sentite anche voi in bocca il sapere della Soupe au pistou, ora? Non ne avvertite l’odore?

Potrebbe interessarti anche:

Rispondi