Autore: Lavinia Strati
Categorie: Cucina, In evidenza, Ricette, Ricette letterarie

Virginia Woolf affermava: “Non si può pensare bene, amare bene, dormire bene, se prima non si è mangiato bene.” Niente di più semplice e vero. Non che la scrittrice inglese fosse una cuoca sopraffina, ma amava i piaceri della tavola e qualche volta si dilettava lei stessa nell’arte della cucina. Quello che è certo, è che al centro dei suoi romanzi ci sono spesso pranzi, cene e banchetti, e soprattutto impeccabili (almeno apparentemente, in realtà tormentate dai loro continui pensieri e turbamenti) padrone di casa, esperte dell’arte del ricevere.

Il piatto che è rimasto impresso nella mia memoria si trova tra le pagine di un celebre romanzo della Woolf, Gita al Faro, ed è lo stufato di manzo che la padrona di casa, Mrs. Ramsay, fa preparare per cena.
Quando arriva in tavola, la descrizione che la Woolf ne fa è talmente vivida e dettagliata che sembra di sentirne il profumo: “[...]Diranno così per il resto della vita, pensò, e un delicato aroma di olive, olio e sugo si levò dalla enorme terracotta quando Marthe, con una certa ostentazione, tolse il coperchio. La cuoca aveva lavorato tre giorni a quel piatto. Ora devo fare molta attenzione, pensò la signora Ramsay, affondando nella massa di carne soffice, e scegliere un pezzo particolarmente tenero per William Bankes. Scrutò nel fondo della zuppiera, con le sue lucide pareti e la mescolanza di saporite carni scure e bianche, e le foglie d’alloro e il vino, e pensò – così festeggeremo l’evento.”

Per qualche attimo la storia, i commensali e le loro intricate relazioni, la casa e tutto il resto spariscono di fronte al trionfo dello stufato. Proprio così, un trionfo. Tanto che la Woolf lo dice ben due volte: ” ‘E’ un trionfo’ disse Bankes, posando per un momento il coltello. Aveva masticato con attenzione. La carne era ricca di sapori, e tenera. La cottura perfetta. Come riusciva a fare una cosa del genere, quaggiù in campagna? le chiese.”  e poche pagine più avanti, ripete: “il boeuf en daube era un vero trionfo”. I suoi pensieri continuano ad avvicendarsi senza sosta, eppure quello stufato sovrasta tutto e tutti, coi suoi sapori e i suoi aromi trionfali.

Volendo ricreare la ricetta, ho preso in considerazione due elementi: prima di tutto, la cottura lenta della carne, che deve diventare tenera e sprigionare tutti gli aromi dati dalla precedente marinatura (la cuoca del romanzo ci ha lavorato tre giorni, io solo un paio, ma certamente non è un piatto veloce); poi, l’origine del piatto, che nel romanzo stesso viene sottolineata con orgoglio: ” ‘E’ una ricetta francese di mia nonna’ disse la signora Ramsay, e una nota di piacere risuonò alta nella voce. Certo che era francese. Quello che in Inghilterra passa per cucina è abominevole, erano tutti d’accordo. Consiste nel mettere a bagno i cavoli, nell’arrostire la carne, finchè non diventa cuoio, nel togliere alle verdure la loro buccia squisita. ‘ Che poi è dov’è contenuta la virtù della verdura’ disse Bankes. Una famiglia francese ci vivrebbe una settimana con quello che una cuoca inglese butta via.” Si tratta quindi di una ricetta francese, per la precisione provenzale. Quale migliore occasione per usare le profumatissime erbe provenzali che tengo sulla mensola in cucina nel loro sacchettino originale made in Aix-en-provence?

Ecco quindi la ricetta del boeuf en daube, così come lo immagino io su quella tavola. Sono sicura che se lo proporrete in occasione di un pranzo domenicale o di una cena in famiglia, sarà un vero successo; anzi, un trionfo.

Boeuf en daube (stufato di manzo) per 6 persone

Ingredienti:
1 chilo di carne di manzo tagliata a cubetti
50 gr di pancetta o lardo
1/2 litro di vino rosso
4-5 spicchi di aglio
2 cipolle dorate
2 carote
1 sedano
2 foglie di alloro
1 chiodo di garofano
una manciata di olive nere
erbe provenzali q.b (timo, rosmarino, basilico, menta, origano, maggiorana, santoreggia, finocchio)
olio extravergine d’oliva q.b.
ale e pepe q.b.

Procedimento:
Marinare la carne di manzo in una ciotola con l’aglio (inserite gli spicchi proprio all’interno della carne), le cipolle, le carote e il sedano tagliati a pezzi, il chiodo di garofano, le foglie di alloro, le erbe aromatiche e il vino rosso a coprire. Lasciate in frigo per almeno 12 ore (una notte andrà benissimo)
Il giorno seguente, riscaldare un po’ d’olio in un tegame di coccio, e farvi rosolare la pancetta o il lardo; nel frattempo togliere la carne dalla marinatura, e, dopo averla asciugata, aggiungerla nel tegame e farla rosolare brevemente. Aggiungere la marinata di verdure e vino alla carne, e far cuocere a fuoco basso per circa 3 ore, con il coperchio. Eventualmente aggiungere durante la cottura mezzo bicchiere di acqua calda. A cottura finita, regolare di sale e pepe, aggiungere le olive, mescolare bene e far restringere il sugo della carne per qualche minuto.

Image by George Charles Beresford [Public domain-70]

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Una risposta.

  1. Gina Valeri Gina Valeri scrive:

    Interessante, non immaginavo la Woolf una cuoca grande come scrittice. Complimenti per l’articolo.

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