Autore: Daniele Baruzzi
Categorie: Idee

La rete ed i social network, come è noto, danno a ciascuno di noi l’ebbrezza di crederci un po’ esperti su tutto. A seconda di quel che campeggia sulle prime pagine dei giornali, diventiamo tutti allenatori di calcio, politologi, costituzionalisti. In questi giorni è un gran fiorire di vaticanisti, e quindi come resistere alla tentazione di commentare sul nostro blog l’elezione di un Papa che, peraltro, leggiamo, “si cucina da solo”?

Sulle competenze gastronomiche del nuovo Vescovo di Roma sospendiamo il giudizio in attesa di approfondimenti: un certo francescanesimo, testimoniato innanzitutto dalla scelta del nome pontificale ma anche dalle notizie sulla sua condotta di vita, non farebbe pensare ad un Bergoglio appassionato nel preparare empanadas e nell’arrostire asado.

Il nostro peraltro non risulta essere stato annoverato dalle cronache di questi giorni tra i porporati – tra i più citati gli americani – avvistati nelle trattorie romane a rifocillarsi di amatriciana e carbonara prima di venire rinchiusi nel convento di Santa Marta, temutissimo per il vitto frugale.

Né era – ahinoi – l’Arcivescovo di Buenos Aires quel cardinale che ha annunciato si sarebbe portato in clausura “una mezza bottiglia di buon cognac”, forse fiducioso che lo spirito buono potesse aiutare ad intercettare quello Spirito Santo che pare efficace per una buona scelta del successore di Pietro.
Sul bere purtroppo di Bergoglio circola in rete solo una foto in cui, da bravo argentino, sugge infuso di yerba mate dal tipico contenitore dotato di bombilla.

Rimaniamo dunque in attesa di capire se Francesco scalzerà dalla piccola cucina – così si chiama il locale degli appartamenti papali dove vengono preparate le pietanze per il Pontefice – le memores domini che stavano ai fornelli per Benedetto XVI, e se da lì uscirà qualcosa di diverso da un consommé e da qualche fettina accompagnata da carote al vapore.

Così come, da bravi socialdemocratici, laici ma consapevoli che ciò che succede in San Pietro e dintorni – piaccia o non piaccia – riguarda tutti noi, rimaniamo in attesa di capire se e come il successore di Ratzinger saprà mantenere quelle promesse che molti gli attribuiscono – e che lo stesso Bergoglio implicitamente ha compiuto, imponendosi il nome di Francesco e presentandosi urbi et orbi con il volto del buon pastore – di una Chiesa più aperta.

Consapevoli che i cambiamenti al Vaticano non si misurano con il metro a cui noi miseri osservatori della politica siamo abituati.
Consci del fatto che non è stato eletto un teologo della liberazione, bensì un gesuita che in Argentina ha convissuto – c’è chi scrive, a dire il vero con scarse prove ad oggi, collaborato – con una delle dittature più feroci del Sudamerica.
E ricordandosi anche che sarebbe stato alquanto improbabile avere un Papa con un curriculum sui matrimoni omosessuali del tipo di quello di Don Gallo.

P.S. Apprendiamo ad articolo chiuso da un’ultim’ora dell’Huffington Post in lingua spagnola che “Bergoglio no puede vivir sin el asado“. La notizia ci rinfranca, e ci rende più lieve l’attesa anche del resto (a partire, ad esempio, da qualche passo in avanti rispetto al pensiero del Cardinal Bergoglio sulle donne, considerate a suo tempo “niente più che il supporto dell’uomo, che pensa e realizza”). Nel frattempo, ci culliamo in una fantasia alla Nanni Moretti, in cui una fumata dai giardini vaticani, significativa questa volta non per il colore ma per l’odore, rivela un Papa che distribuisce ai porporati attorno al fuoco generosi e succulenti spiedi.

PPS Per chi non lo sapesse, l’asado consiste in vari tagli di carne, arrostiti – in origine dai gauchos argentini attorno a grandi fuochi – e accompagnati da una salsa speziata detta chimichurri.

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