Autore: Emma Carganico
Categorie: Cucina, Ricette

Il gusto agrodolce ha origini antiche, vi sono tracce della coppia miele-aceto già nella cucina romana antica e poi successivamente si ritrovano abbinamenti di ingredienti dolci e aromatici nei ricettari del Medio Evo e del Rinascimento. Solo alla fine del seicento con l’egemonia della cucina francese in Italia, fu introdotta una distinzione netta tra i due gusti.

Ancora nel 1970 Piero Camporesi, in una nota di commento al libro dell’Artusi, scrive “oggi la mescolanza di salato e di dolce, di aceto e di zucchero non incontra più il favore del gusto corrente, sempre più monotono e semplicistico”.

Ai giorni nostri, nella sempre più comune prassi di accostare sapori diversi e contrastanti, rientra a pieno titolo l’agro dolce che viene utilizzato in numerosi intingoli presenti da nord a sud del nostro paese. In Toscana, ad esempio, è famoso il cinghiale in dolce-forte, così come altre selvaggine.
L’agrodolce esalta il sapore dei cibi, siano essi carni, pesci o verdure. Qui riporto una ricetta di realizzazione piuttosto semplice che, nella mia esperienza, ha avuto sempre molto successo.

Ingredienti (per 4-6 persone):
4 peperoni grossi
70 g. uva sultanina
2 cucchiai di zucchero
100 g. mandorle pelate
1/2 bicchiere di aceto
olio e sale

Procedimento:
Tagliare a tocchetti i peperoni e farli rosolare nell’olio bollente in una padella larga; quando i peperoni si sono un po’ rosolati, cospargerli con le mandorle tagliate a pezzetti, l’uva sultanina (fatta rinvenire in acqua tiepida), lo zucchero, l’aceto e il sale; fare evaporare rigirando il tutto. Assaggiare per regolare il gusto agrodolce, aggiungendo eventualmente zucchero o aceto. Far finire di rosolare i peperoni. Fare riposare un po’ in una terrina prima di mangiarli. Servire come antipasto o contorno.
L’uva passa si scurirà e le mandorle potranno risultare un po’ caramellate. La quantità di uva passa e di mandorle può variare a piacere.

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