Autore: Daniele Baruzzi
Categorie: Politica, Ricette

Se dovessi immaginare queste elezioni come un’esperienza nutritivo-gastronomica, mi verrebbe da dire che senza dubbio scelgo i passatelli in brodo.

All’appuntamento elettorale mi avvicino con la sensazione di chi ha passato svariati giorni fuori casa, ha preso tanto freddo e si è nutrito poco e male: snack industriali, patatine untissime, caramelle colorate ma tutte con lo stesso indefinibile sapore… L’Italia secondo me oggi è un po’ così: col fegato a pezzi e lo stomaco in disordine. Malessere. Infreddolita. La febbre che sale.

Se vi sentiste così, di cosa avreste bisogno? Non certo di rimangiarvi un pacchetto di quei bon-bon multicolori che vi ri-offre il miliardario pelato. Ma nemmeno della tecnica e fredda pasticca di ricostituente di un Professore della Bocconi. Della abbuffata pantagruelica e sguaiata che vi promette  - non sapendo poi nemmeno se la manterrà – un comico urlante ridotto a caudillo poi, neanche a parlarne. Tra l’altro, il menù proposto pare nuovo, ma sa tanto di vecchio. Io avrei voglia di un piatto nutriente. Caldo. Familiare. Senza troppi fronzoli, è vero, ma buono e saporito. Quello che gli americani chiamano comfort food. Io avrei voglia dei passatelli in brodo. Quelli che la nonna in Romagna mi faceva la domenica. Ecco, Bersani, il PD, Italia Bene Comune per me in questo momento sono i passatelli in brodo. Quindi, domenica prossima per me sarà all’insegna del comfort food e comfort vote. Cabina elettorale e passatelli in brodo, che io – come la mia nonna romagnola – preparo così:

 

Passatelli in brodo (per 4 persone):  150 gr di parmigiano reggiano, 150 gr di pangrattato, 3 uova, la scorza grattugiata di mezzo limone, noce moscata, 1 pizzico di sale (non esagerate, poiché di solito il parmigiano ed il brodo garantiscono già sapidità), 1 litro abbondante di buon brodo di carne (la tradizione vorrebbe anche un po’ di midollo, ma se ne può fare anche a meno o sostituirlo con un cucchiaio di formaggio molle tipo stracchino)

In una ciotola capiente, mescolate “a secco” pangrattato e parmigiano (mi raccomando, che siano in pari quantità! Alcune ricette prevedono più pangrattato, ma se comfort food deve essere, che si abbondi col parmigiano!), la scorza di limone grattugiata e una generosa spolverata di noce moscata.

A parte, sbattete le tre uova, e quindi aggiungetele al resto.

Impastate bene, sino ad ottenere un composto abbastanza sodo ma non troppo (per intendersi, più sodo della pasta di pane o pizza; praticamente quanto una pastafrolla; la consistenza dipende molto dal tipo di pangrattato e dalle dimensioni delle uova, quindi regolate eventualmente aggiungendo un po’ di pangrattato o un po’ di brodo tiepido, a seconda che l’impasto sia troppo molle o troppo duro).

Formate una palla, avvolgetela nella pellicola trasparente e mettetela in frigorifero per 1 ora.

Portare ad ebollizione il brodo.

A questo punto, avete tre opzioni. La prima, rispettosa della tradizione, che richiede un po’ di forza nelle braccia (che le ‘zdore romagnole  – le donne di casa – avevano in abbondanza) ed il possesso dell’apposito attrezzo – in romagnolo e fèr -, cioè un disco forato con due manici da premere sull’impasto sino a quando non escono dai fori i passatelli, che, alla lunghezza di 5/7 cm devono essere buttati immediatamente nel brodo bollente. La seconda opzione consiste nel mettere l’impasto in uno schiacciapatate con i fori grandi e fare cadere i passatelli direttamente nel brodo bollente. La terza, che richiede meno forza ma il possesso di un tritacarne (di quelli di plastica a manovella, privato della lama che trita all’interno, e con il disco a fori larghi), consiste nel passare l’impasto nel medesimo tritacarne.

I passatelli devono bollire per 4/5 minuti al massimo. Quindi, spegnete il fuoco e lasciate a riposare qualche minuto in pentola, in modo che il brodo si insaporisca.

Come molte altre cose, se avanzano, i passatelli col brodo sono ancor più buoni riscaldati a bollore il giorno dopo.

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Una risposta.

  1. Lucia scrive:

    caro daniele, proprio un bel pezzo! la metafora mi convince, ma la ricetta ancora di più. mi hai fatto venir voglia di passatelli (che sono tipici anche delle mie Marche). Quasi quasi domenica chiedo a mia suocera di farmeli (si sa, sono più buoni se te li prepara qualcuno che ti vuole bene!).

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